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I Paesi emergenti guidano le nuove sfide dell’energia pulita

Saranno soprattutto i Paesi emergenti a guidare, nei prossimi decenni, lo sviluppo tecnologico in campo energetico. Se, infatti, la storia del progresso economico, dalla rivoluzione industriale in Gran Bretagna fino all’era dell’informazione, ci racconta che le principali innovazioni sono avvenute nei Paesi più sviluppati, gli ultimi studi fanno emergere un panorama diverso per il futuro.

Le nazioni in via di sviluppo potrebbero percorrere la strada del progresso energetico sostenibile più rapidamente rispetto al resto del mondo

Soluzioni tecnologiche avanzate e progresso: così si costruiscono le comunità di domani

Saranno soprattutto i Paesi emergenti a guidare, nei prossimi decenni, lo sviluppo tecnologico in campo energetico. Se, infatti, la storia del progresso economico, dalla rivoluzione industriale in Gran Bretagna fino all’era dell’informazione, ci racconta che le principali innovazioni sono avvenute nei Paesi più sviluppati, gli ultimi studi fanno emergere un panorama diverso per il futuro.

Si prevede che, entro il 2020, quasi la metà dell’energia elettrica totale del mondo verrà prodotta nelle nazioni in via di sviluppo. È qui che, negli ultimi anni, si è registrato il raddoppio della produzione, con una particolare attenzione a individuare soluzioni tecnologiche che possano aprire la strada verso un domani più sostenibile. D’altra parte, secondo una ricerca condotta dal Pew Research Centre in 40 nazioni, la minaccia che più preoccupa a livello globale è il cambiamento climatico.

Ed è per questo che produrre energia attraverso l’uso di soluzioni sostenibili dovrà essere l’obiettivo di tutti.

Perché i Paesi emergenti stanno guidando lo sviluppo tecnologico in campo energetico?

La risposta è nei numeri. Sia per gli investimenti che gli Stati in via di sviluppo hanno deciso di mettere in campo per la realizzazione di reti elettriche altamente efficienti e tecnologicamente avanzate. Sia per la percentuale di popolazione che ancora oggi non può utilizzare l’energia elettrica, perché vive in aree depresse e poco urbanizzate.

D’altra parte, è proprio laddove non esistono reti elettriche obsolete che si possono più facilmente sperimentare innovazioni tecnologiche nella produzione e distribuzione di energia elettrica.

Nel 2016, uno studio sulle reti elettriche degli Stati in via di sviluppo ha rivelato che 50 Paesi considerati mercati emergenti investiranno complessivamente 226 miliardi di dollari in tecnologia intelligente, nel corso del prossimo decennio. Il solo Brasile ha un piano da 36 miliardi di dollari e ha annunciato l’obiettivo di voler sostituire 63 milioni di contatori elettrici tradizionali con altri avanzati entro il 2023.

Emblematico è il caso dell’India, dove vivono oltre 1,3 miliardi di persone.

Gli investimenti in India

Uno studio condotto da McKinsey evidenzia che proprio l’India ha l’opportunità unica di perseguire il proprio sviluppo urbano partendo quasi da zero, dal momento che il 70-80% del territorio nazionale è ancora da costruire. E questo trasformerà le comunità rurali in realtà moderne, portando per la prima volta l’elettricità in molte case. Come? Attraverso energia pulita prodotta adottando tecnologie capaci di contenere i consumi in base al reale bisogno delle persone.

In questo contesto, nel secondo Paese più popolato della Terra, la società di celle a combustibile Intelligent Energy ha avviato un progetto che prevede la sostituzione dei generatori diesel di riserva con 27.000 torri di telecomunicazioni altamente efficienti a celle a combustibile con basso contenuto di carbonio e idrogeno. Solo nei primi tre mesi dell’intervento, è stata evitata l’emissione nell’aria di 55 tonnellate di anidride carbonica.

Una tecnologia amica dell’ambiente necessaria in un Paese che, nel 2012, ha subito il più grande blackout della storia a causa di un crollo della rete, lasciando senza elettricità 670 milioni di persone.